martedì 27 aprile 2021

Trekking urbano a Milazzo: il sentiero “Sant’Opolo”

Trekking urbano a Milazzo: il sentiero “Sant’Opolo” un percorso di interesse naturalistico, storico e paesaggistico

Il percorso proposto è un classico per gli amanti dell’escursionismo, all’interno di un territorio di alto valore storico, ambientale e dalle spettacolari vedute panoramiche.

A confermare la rilevanza naturalistica e ambientale è la riscoperta e la fruizione del percorso, in una natura ricca e incontaminata, che conduce all’antica fonte di “Sant’Opolo”, nella parte iniziale del promontorio di Milazzo, dove anticamente le donne attingevano l’acqua per i bisogni familiari.

<L’antica mulattiera è stata resa agibile grazie all’ impegno di alcuni giovani milazzesi  del gruppo “I sentieri della penisola” con : Francesco Pensabene , Francesco Currò, Carolyn Berger, Alessia Visalli, Carmelo Isgrò, Massimo Merlino, Francesco Grillo, Davide Trio, Salvo Milioti, Antonio Buccafusca , Dino Costa e tanti altri volontari . Il sentiero, inaugurato il 7 marzo c.a., in passato era stato realizzato dal volontariato nazionale di Legambiente, ma danneggiato da una frana nei primi anni del 2000”>.

Il nostro itinerario è un percorso adatto a tutti basta essere forniti del giusto abbigliamento sportivo, avere a disposizione  due ore circa da potere dedicare ad un cammino ad anello di circa 7 chilometri.  Si parte dalla Chiesa di San Giacomo (protettore dei pellegrini, camminatori e viandanti) nel centro della città, il  viaggio   si snoda fra la riviera di levante e quella di ponente.

Partendo dalla Marina Garibaldi si procede verso nord, passando da Vaccarella, caratteristico quartiere dei pescatori, si procede per la strada Panoramica (via On. Aldo Moro) e dopo circa due chilometri e mezzo si arriva al ristorante “Salamone”. Di fronte si trova uno spiazzo sterrato da cui si imbocca un ripido  sentiero in salita, con una cinquantina di gradini in terra battuta, che conducono alla storica fonte di “Sant’Opolo”.

<Giù in fondo ad una scalinata ricoperta di muschio, espressione altissima della salute della natura del posto, all'improvviso appare la Fonte di S. Opolo, che prende il nome dalla Chiesa di epoca bizantina esistente nelle sue vicinanze, dedicata al culto di Sant'Euplio Martire, Diacono Catanese, chiesa purtroppo andata perduta nel secolo XVII, di cui lo storico Perdichizzi scriveva che era molto frequentata, per la devozione al santo e per la delizia del posto, essendo in un seno tra due promontori, con una fonte di acqua limpidissima che conserva il nome del Santo, dove il pellegrino soleva dissetarsi.

Per arrivare giù alla fonte, esiste una scalinata in pietra antica con quattordici gradini, circondata da mura alte tre metri. Qui il silenzio che regna sovrano, è a tratti interrotto dal cinguettio delle rondini e del fischio dei merli, oltre che dallo scrosciare continuo dell'acqua limpida dalla cannula. Al di sopra della fonte esiste un pozzo, ulteriore punto di prelievo; la gente del luogo ne usufruiva per integrare le scorte di acqua delle cisterne, raccolte dai tetti nelle giornate di pioggia, così come avevano appreso dagli Arabi venuti a Milazzo nel '900> (La Fonte di S. Opolo a Capo Milazzo di Claudio Italiano).

Si lascia la “fonte di Sant’Opolo” e si prosegue, salendo una cinquantina di gradini in cemento,   si arriva sulla strada in contrada Sant’Opolo, percorso un centinaio di metri si arriva in via Bevaceto, si prosegue prima per via Addolorata, dopo per via delle Ginestre, fino ad  imboccare la via Manica. E’ una stretta strada  che,  percorsi cinquecento metri circa, porta alla scalinata omonima, ma prima di discenderla è opportuno proseguire per  un centinaio di metri in avanti e arrivare alla “casetta rossa”, dove si  rimane incantati per la bellezza del luogo. Si scruta l’intero golfo di Ponente o di Patti, che conduce inesorabilmente l’osservatore a stupirsi del  magico panorama che  solo la baia del Tono può offrire.  Da qui si ammira la costa della «’Ngònia» con il suo mare azzurro smeraldo, e ancora più lontano  si può osservare il “cuore” della Sicilia con i  verdi monti Peloritani e Nebrodi,  il promontorio di Tindari  e il gigantesco vulcano  Etna.

 Ritornando indietro di un centinaio di metri, scendiamo la scalinata della Manica, fino ad arrivare alla piazzetta della BAIA DEL TONO «’Ngònia» per i milazzesi, <che preferiscono ancora utilizzare l’antico termine greco “angolo” per indicare appunto questo incantevole e meraviglioso angolo della città, in cui la spiaggia, rettilinea per chilometri, curva tutto ad un tratto, piegandosi col costone roccioso e con le scogliere in una meravigliosa vista mozzafiato, impreziosita dall’azzurro mare del Tono>. Qui si trova la spendita piazzetta della “ ‘Ngonia del Tono” con la sua chiesetta votiva del 1500 dedicata ai SS. Filippo e Giacomo ed ora alla Madonna del Tindari. E’ detta anche piazza del Tono, perché una volta vi veniva calata una importante tonnara, una delle più importanti tra le sei che vi erano a Milazzo.

Proseguendo verso sud per la via Tono, dopo un chilometro circa, si gira a sinistra per la via Nettuno per affrontare la salita “Porticella”, uno stretto sentiero a scalini, che passa sotto le antiche mura della “città murate”  del castello di Milazzo. (Ha una superficie di oltre 7 ettari e rappresenta la cittadella fortificata più grande di Sicilia; 12.070 mq sono coperti da fabbricati e si staglia sul paesaggio di Milazzo alla sommità dell’antico “Borgo” configurandosi come uno dei complessi fortificati più significativi d’Europa).

 Su uno spigolo delle antiche mura arabe si può ammirare lo “scarabeo” o “gli occhi di Milazzo”, (composto da blocchi neri di pietra lavica, è inserito in uno sperone delle mura medievali del castello, direzionato verso l’oriente solstiziale, il punto astronomico da cui sorge il sole il 21 giugno. Probabilmente in origine la decorazione riproduceva soltanto “due occhi”. Ai nostri giorni sono giunte svariate interpretazioni: da semplice decorazione ad “elemento di sorveglianza”, da simbolo di imbattibilità ed inespugnabilità a simbolo di trasformazione e rinascita, tuttavia si ritiene che il significato più plausibile sia quello legato alla vigilanza e alla sicurezza della città).

Arrivati alla sommità della salita “Porticella” dalla piazzetta omonima si può ammirare un bellissimo panorama della costa di  Ponente che conduce lo sguardo fino alle isole Eolie.

Imboccata la via Giuseppe Cambria si passa vicino al cimitero per immettersi a desta in via dei Cipressi, si arriva al villaggio Preistorico (il sito ARCHEOLOGICO PREISTORICO di un villaggio i cui resti sono risalenti all’età del bronzo antico, facies Capo Graziano, XVIII secolo a.C.), si prosegue per la via Nino Scolaro per giungere fino all’Erta San Domenico da cui si ammira la riviera di levante con il bellissimo golfo di Milazzo.

Continuando, si percorre la discesa fino ad arrivare sulla via Santa Maria Maggiore, girando a destra si arriva alla storica chiesa dei fatti garibaldini del 20 luglio 1860, percorrendo il Lungomare Garibaldi si ritorna a San Giacomo punto di partenza.

 

                     

                    

                    


Foto di Sergio Minniti

Impaginazione di Marialuisa Ghilardi

 

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